Johann Sebastian Bach (Eisenach, 31 marzo 1685 secondo il calendario gregoriano, 21 marzo 1685 secondo quello giuliano – Lipsia, 28 luglio 1750) è stato un compositore, organista, clavicembalista e maestro di coro tedesco del periodo barocco, di fede luterana, universalmente considerato uno dei più grandi geni nella storia della musica.
Le sue opere sono notevoli per profondità intellettuale, padronanza dei mezzi tecnici ed espressivi e bellezza artistica.
Bach operò una sintesi mirabile fra lo stile tedesco (di cui erano stati esponenti, fra gli altri, Pachelbel e Buxtehude) e le opere dei compositori italiani (particolarmente Vivaldi), dei quali trascrisse numerosi brani, assimilandone soprattutto lo stile concertante. La sua opera costituì la summa e lo sviluppo delle svariate tendenze compositive della sua epoca. Il grado di complessità strutturale, la difficoltà tecnica e l’esclusione del genere melodrammatico, tuttavia, resero la sua opera appannaggio solo dei musicisti più dotati e all’epoca ne limitarono la diffusione fra il grande pubblico, in paragone alla popolarità raggiunta da altri musicisti contemporanei come Telemann o Händel.
Nel 1829 l’esecuzione della Passione secondo Matteo, diretta a Berlino da Felix Mendelssohn, riportò alla conoscenza degli appassionati la qualità elevatissima dell’opera compositiva di Bach, che è da allora considerata il compendio della musica contrappuntistica del periodo barocco.
A lui è dedicato l’asteroide 1814 Bach.
Lo Stile Musicale
La musica di Bach si contraddistingue per la complessità dell’armonia, dell’invenzione contrappuntistica e dello sviluppo dei motivi e per la sintesi originale che operò fra lo stile tedesco e le opere dei compositori italiani. In tutta la sua adolescenza la produzione di Bach mostrò crescente abilità nell’organizzazione di opere complesse, basate sui modelli di Dietrich Buxtehude, Georg Böhm e Johann Adam Reincken. Il periodo 1713-14, quando un vasto repertorio di musica italiana si rese disponibile per l’orchestra di corte di Weimar, fu un punto di svolta. Da quel momento Bach assorbì nel suo stile alcuni tratti della musica italiana, caratterizzati da contorni melodici semplici, maggiore concisione ritmica e modulazioni più chiare.
Ci sono diverse caratteristiche più specifiche dello stile di Bach. Nel periodo barocco i compositori che componevano secondo il gusto italiano (che insieme a quello francese dominava la musica “colta”), spesso scrivevano linee melodiche semplici, che venivano successivamente arricchite dagli esecutori con abbellimenti e passaggi improvvisati. Bach, al contrario, utilizzava una forma di scrittura musicale estremamente dettagliata e fiorita, che lascia uno spazio esiguo alla possibilità degli esecutori di aggiungere passaggi arbitrari.
Questo può essere stato causato dall’interesse precipuo per il contrappunto, e per la sua chiarezza ed esattezza, che poteva essere messa a repentaglio dalle aggiunte improvvisate dell’esecutore. Le strutture contrappuntistiche di Bach sono generalmente più complesse di quelle di Händel e della maggior parte degli altri compositori dell’epoca.
Bach, diversamente dall’uso dell’epoca, in alcune opere come L’arte della fuga e l’Offerta Musicale, non diede alcuna indicazione circa gli strumenti da impiegare, lasciando intendere la possibilità di esecuzione su strumenti diversi.
Molto devoto alla fede luterana, Bach pose molta attenzione nella musica sacra e gli inni luterani furono alla base di molte sue composizioni. Il suo interesse per la liturgia lo portò alla realizzazione di composizioni sacre elevatissime sia dal punto di vista tecnico che da quello qualitativo.
Opere
L’opera omnia di Bach (J. S. Bachs Werke) venne pubblicata a Lipsia dalla Bach Gesellschaft (1851 – 1899) in 46 volumi. Nel 1954 a cura dell’istituto Bach di Göttingen e degli Archivi Bach a Lipsia iniziò la pubblicazione di una nuova opera omnia (J. S. Bach, Neue Ausgabe sämtlicher Werke) che nel 1968 era arrivata al trentesimo volume.
Il catalogo delle opere di Bach, noto come Bach-Werke-Verzeichnis, abbreviato in BWV, è stato redatto nel 1950dal musicologo Wolfgang Schmieder. Tale catalogo comprende sia i lavori certamente scritti dal compositore, sia quelli che gli sono stati attribuiti nel corso del tempo (dei quali solo in parte è stato possibile identificare l’autore); la numerazione procede non per ordine cronologico, ma seguendo un criterio di classificazione basato sugli strumenti impiegati e sulla forma delle varie opere (cantata, corale, oratorio, eccetera).
Lavori Organistici
Bach, durante la sua vita, era molto conosciuto come organista, esperto di organi e compositore di musica per organo, sia nelle forme di preludi, fantasie, toccate, sia di corali e fughe. La sua fama iniziò in gioventù grazie alla sua abilità e creatività di integrare stili diversi nelle sue composizioni. Un’influenza nordica è stata esercitata su di lui da Georg Böhm, che Bach conobbe a Lüneburg, e da Dietrich Buxtehude, che Bach incontrò nel 1705.
Successivamente Bach copiò numerosi lavori di musica italiana e francese ed arrangiò alcune opere di Antonio Vivaldi, trascrivendole per l’organo. Dal 1708 al 1714 lavorò all’Orgel-Büchlein, una collezione incompiuta che avrebbe dovuto comprendere dei brevi preludi organistici a 164 corali diversi, ma di fatto Bach giunse ad elaborarne soltanto 45. Dopo aver lasciato Weimar la sua produzione di lavori per organo diminuì, anche se le sue opere più note vennero tutte composte dopo tale periodo. Uno dei punti più elevati della sua produzione è costituito dalla terza parte della Clavier-Übung.
Egli scrisse 150 corali per organo raggruppati in diverse raccolte (Orgelbüchlein per Wilhelm Friedemann, forse negli anni 1708-1717; i 6 cosiddetti Schübler Choräle, 1746-1750; i 18 cosiddetti corali di Lipsia, 1747-1749) la III parte della Clavierübung, 1739 circa; numerosi preludi (fantasie,toccate) e fughe; le 6 sonate, 1727; la Passacaglia in do minore (BWV 582), 1716-1717; concerti, trascrizioni da Vivaldi e altri.
Lavori Vocali
Esclusi i periodi di quaresima ed avvento, Bach eseguì una cantata diversa ogni domenica alla chiesa di San Tommaso a Lipsia, scritte su un tema che corrispondeva alle letture sacre della settimana, come stabilito dal calendario dell’anno liturgico della chiesa luterana.In totale compose oltre 300 cantate sacre, di cui circa 195 giunte fino a noi.
Le cantate variano molto nella forma e nella strumentazione le une dalle altre. Alcune sono per cantante solista, altre sono per il coro; alcune sono per orchestra, altre solo per pochi strumenti. Il loro formato standard, comunque, comprendeva un grande coro di apertura, seguito da recitativi ed arie per solisti, o duetti, ed un altro corale conclusivo. Il recitativo era parte della lettura della settimana della Bibbia e l’aria era una riflessione su di essa. Fra le cantate più note la “Christ lag in Todesbanden” BWV 4, la “Ich hatte viel Bekümmernis” BWV 21, la “Ein feste Burg ist unser Gott” BWV 80, la “Actus Tragicus” BWV 106, la “Wachet auf, ruft uns die Stimme” BWV 140 e la “Herz und Mund und Tat und Leben” BWV 147.
Inoltre Bach scrisse un certo numero di cantate profane, di solito da eseguire in manifestazioni civili come le inaugurazioni dei consigli minicipali. Queste includono anche una cantata nuziale, la “Cantata dei Contadini” e la “Cantata del Caffè”.
I grandi lavori vocali sacri comprendono le famose “Passione secondo Matteo”, “Passione secondo Giovanni” e “Passione secondo Marco”, composte per il venerdì santo, e l’Oratorio di Natale, un insieme di sei cantate. Degne di nota anche il Magnificat in Re maggiore e l’Oratorio di Pasqua. Altri lavori di grandi dimensioni, come la Messa in Si minore, vennero assemblati con pezzi precedentemente composti.Tutte queste opere, a differenza dei sei mottetti (“Singet dem Herrn ein neues Lied”, “Der Geist hilft unsrer Schwachheit auf”, “Jesu, meine Freude”, “Fürchte dich nicht”, “Komm, Jesu, komm!” e “Lobet den Herrn, alle Heiden”), dispongono di notevoli parti solistiche.
Bach e l’opera
È singolare il fatto che Bach non compose alcuna opera lirica, a maggior ragione se si tiene presente il numero di opere composte dai suoi contemporanei (Georg Friedrich Händel ne scrisse 42, Georg Philipp Telemann circa 50 e Johann Adolf Hasse ben 69).
Bach compose alcuni brevi Drammi per Musica di soggetto mitologico o burlesco (che vengono catalogati fra le cantate profane BWV 201-224), ma si ignora il fatto per cui non si sia mai cimentato in un’opera vera e propria.
Secondo la biografia bachiana di Johann Nikolaus Forkel: (Bach) veniva ricevuto a Dresda con tutti gli onori, e ci andava spesso, soprattutto per sentire l’Opera. Di solito si faceva accompagnare da suo figlio Wilhelm Friedemann. Prima della partenza soleva dirgli: “Allora, Friedemann, andiamo a sentire «le belle canzoncine di Dresda?»” (Nell’originale: «Die schönen Dresdener Liederchen?»). Per quanto innocente, la frase distingue bene ciò che Bach riteneva arte e ciò che riteneva ameno piacere.
Nel novembre 1739 Johann Adolph Scheibe attaccò Bach, pur senza citarlo esplicitamente, in un libretto dal titolo Considerazione sull’essenza di Odi o Lieder, nel quale si evince che il disprezzo di Bach per l’opera doveva, all’epoca, essere cosa nota: Vi sono alcuni grandi Spiriti che trovano disgustosa perfino la parola canzone; costoro, quando vogliono parlare di un pezzo di musica che non sia scritto in modo ampolloso e ingarbugliato, lo chiamano canzone. Il fatto che il soggetto della critica sia Bach è evidente, in quanto lo stesso Scheibe rimproverò a Bach di essere ampolloso e innaturale.
Bach sapeva bene che l’opera è un ambiente infido e scivoloso: forse per questo, sondato il terreno (l’unica sua possibilità di comporre opere era trasferirsi a Dresda, ma lì non avrebbe mai accettato di essere un subalterno del già famoso Johann Adolf Hasse, che aveva ben 14 anni meno di lui), decise che l’opera era, per lui, una strada non praticabile.Hasse, infatti, teneva saldamente in pugno la scena musicale di Dresda guadagnando 12.000 talleri l’anno, ossia una cifra pari a 14 anni di stipendi di Bach a Lipsia. Di fronte ad Hasse, visto come un modello di successo fortemente consolidato, la strada dell’opera di Dresda dovette apparire a Bach come praticamente sbarrata.
O forse, Bach ritenne di aver già sufficientemente sperimentato l’armamentario operistico serio e comico mediante i suoi Drammi per Musica, convincendosi che il mondo dell’opera non lo attraeva più di tanto.
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